Il declino degli Stati Uniti: percepito e reale
di Enrico Tomaselli - 04/04/2025
Fonte: Enrico Tomaselli
Non sono un economista, né un esperto di questioni economiche, tanto da poterne parlare con competenza. Quindi vado - come credo la maggior parte di noi - a spanne.
L'alzata di scudi (daziari) messa in atto da Trump, mi sembra una mossa che va a colpire in particolare i paesi che vivono soprattutto di export verso gli USA - quindi Europa in testa - e che non hanno particolari risorse energetiche e di materie prime - ancora l'Europa.
Non so dire se e quanto questa mossa aiuterà davvero gli Stati Uniti, ma ho l'impressione che rientri nel novero di quelle iniziative che valgono più per il metodo che per il merito. Mi spiego.
È abbastanza evidente che Trump predilige, nei rapporti internazionali, una postura aggressiva, spesso addirittura spudoratamente ricattatoria. Il che non assicura affatto che ciò porti al risultato voluto, e di sicuro diffonde una immagine 'sgradevole' degli Stati Uniti, come di un prepotente prevaricatore. Il più delle volte, è probabile che sarebbe possibile conseguire gli stessi risultati con un approccio morbido, diplomatico. Ma, appunto, per Trump il metodo (lo sfoggio di una volontà di potenza incontenibile) è più importante del merito (il risultato ottenuto). Da uomo d'affari, che porta nella politica la mentalità mercantile, il declino degli USA è innanzitutto una questione di percezione, e quindi ripristinare (anche brutalmente) una immagine di potenza, è il primo passo per ripristinare la potenza effettiva. Personalmente sono molto scettico al riguardo, e penso che farà più danni che altro.
Tornando alla questione dazi, è ovvio che i diversi paesi la affronteranno in modo differente, in base a calcoli e condizioni differenti. Probabilmente, sul breve periodo questo si tradurrà in un vantaggio economico per gli Stati Uniti, ma sul medio-lungo periodo finirà invece col favorire un riorientarsi dei mercati globali, con molti paesi che semplicemente preferiranno commerciare tra loro piuttosto che con gli USA, magari utilizzando organismi - come i BRICS+ - che possono favorire lo sviluppo di mercati comuni. E, più in generale, aiuterà l'interesse verso nuove rotte commerciali, sud-sud.
Tra l'altro, il vero problema statunitense non è tanto il disavanzo della bilancia commerciale (che comunque sostiene il dollaro come moneta di scambio), quanto piuttosto la deindustrializzazione. E ricostruire una capacità produttiva non è solo una questione di investimenti, ma di manodopera qualificata, di accesso alle materie prime, di logistica, etc. Tutte cose che non si mettono in piedi in poco tempo, e che non basta stimolare con agevolazioni fiscali.
Insomma, anche in questo caso vale - imho - quello che è un principio generale sempre valido: quanto più sei forte, tanto meno hai bisogno di usare la forza; quanto più devi ricorrere alla forza, tanto più manifesti debolezza.