Chi si oppone all’eurocrazia è un delinquente
di Marcello Veneziani - 03/04/2025
Fonte: Marcello Veneziani
Poi vi chiedete come mai la maggioranza assoluta degli europei non va a votare e la maggioranza dei votanti di solito preferisce chi è più lontano dall’establishment e dal mainstream o quantomeno mostra di esserlo. Poi vi stupite se gran parte degli europei, e più dei nove decimi degli italiani, sono contrari all’euro-riarmo e a mandare soldati in Ucraina, come invece vorrebbero gli oligarchi europei e le loro corti e falangi. E non si tratta di pacifisti, che sono solo una minoranza, ma di gente comune. Poi vi sorprendete che larga parte dei giovani è pronta a rinunciare alla democrazia e alla libertà politica nel nome dell’efficacia e delle decisioni rapide. Ma dopo la sentenza contro Marine Le Pen, anzi dopo la sua castrazione chimica e giudiziaria, la sua ineleggibilità alle presidenziali in Francia, visto che attualmente detiene il primato dei consensi, la conclusione mi sembra rigorosa: la democrazia in Europa è sospesa, è sotto attacco, insieme alla libertà politica. Hanno messo il braccialetto elettronico alla democrazia liberale. È stata manomessa, violata, negata. Sussiste in Occidente libertà di vivere, di consumi e di costumi, libertà nella sfera intima e privata, e pur con tutte le sue degenerazioni, non la baratteremmo mai per una restrizione autoritaria come quelle dei regimi autocratici che circondano l’Occidente. Anche perché godiamo, malgrado tutto, di un livello di benessere diffuso. Saremo depressi e angosciati ma siamo longevi e benestanti. Però la democrazia, la libertà politica, la sovranità popolare, sono ormai una presa in giro: le barriere architettoniche per impedire l’accesso al governo di chi non si allinea e non si conforma ai diktat bellici, finanziari, ideologici, terapeutici, sono tante e formano una specie di corsa ad ostacoli: primo sintomo le spedizioni punitive dei gruppi estremisti radicali e di sinistra per impedire di parlare e di manifestare le proprie opinioni, poi la soglia della demonizzazione politica e mediatica, innalzata dal Grande Centro pilotato dalla Becera Sinistra di potere, incluso il solito repertorio di censure e di accuse (nazismo, razzismo e filo-putinismo); poi il livello sale e scatta l’isolamento pregiudiziale e lo sbarramento a ogni alleanza; quindi, extrema ratio, la punizione giudiziaria, l’impedimento a norma di legge e la criminalizzazione finale dell’avversario. Resta ancora inattuata l’eliminazione fisica, ma se entrando nel trip delle armi e della guerra, la modalità estrema non è da escludere. Lo Stato di diritto finisce, o quantomeno lampeggia a intermittenza, e la prova generale fu con la pandemia, poi venne la guerra in Ucraina, le sanzioni e ora il resto. Chi si oppone è un delinquente, e se non è proclamato subito, presto lo diventerà, senza scampo, se persiste nella sua divergenza. Lo stesso avviene a livello micro-sociale, per esempio nei social.
Non c’è leadership nazional-populista, di destra nazionale e tradizionale, che non subisca l’attacco prima estremista, poi politico, quindi mediatico, infine giudiziario. L’importante è impedire l’accesso al potere in un modo o nell’altro, intimidendo, discreditando, isolando, vietando. In Germania si sono fermati allo stadio penultimo, in Grecia andarono oltre (l’ultimo atto riguardò lo scioglimento di Alba dorata); nei paesi del nord Europa non si contano conflitti sotterranei di questo tipo per impedire l’accesso al potere dei non allineati. Resiste teatragona l’Ungheria di Orban, altri cedono ai compromessi, si conformano anche se prendono voti a destra. Ormai l’Eurarchia è un fortino assediato, che usa le armi giudiziarie e agita anche quelle vere, per tenersi in piedi e reprimere il dissenso. Nel mondo c’è un emisfero vietato dalla cupola dell’altro emisfero. Ditemi che differenza passa tra Erdogan l’autocrate che impedisce al suo concorrente di candidarsi contro di lui e la Le Pen in Francia impedita a candidarsi contro Macron con accuse surrettizie e mai applicate a questo livello; un’accusa che desta lo sdegno coraggioso non solo di Orban o di Salvini, ma anche di Melenchòn, magari interessato da sinistra ai voti di Le Pen ma pur sempre veritiero.
La morsa giudiziaria e criminalizzatrice è rilevata anche da Elon Musk e non c’è bisogno di assumere ketamina per dirlo e per sciorinare l’elenco che fa il giro del mondo: Marine Le Pen in France, José Bolsonaro in Brazil, Imran Khan in Pakistan, Donald Trump in America, Calin Georgescu in Romania. Da noi, per limitarci al nostro secolo, cominciarono con Berlusconi e paraggi, sono arrivati a Salvini, accusato di sequestro di persona perché si opponeva allo sbarco di clandestini; andranno ancora oltre per colpire nei dintorni di Giorgia Meloni, che si mantiene prudente a mezza strada e a mezz’altezza, preferisce tacere e finora la scampa. E ometto la scia di veleni, accuse e carcere su figure minori o ormai marginali (Per esempio Gianni Alemanno, leader di un piccolo movimento anti-establishment, è ancora in carcere da tre mesi per aver violato i servizi sociali a cui era stato condannato per aver fatto cose, come il traffico di influenze, da sempre passate inosservate e impunite nei suoi avversari politici).
Metto la mano sul fuoco che appena sarà possibile processeranno di nuovo Trump, e Musk, e Miliei, e ancora altri. Intanto, Trump alla Casa Bianca, al di là dei giudizi che si possono dare e del dissenso su alcune sue pretese e minacce, sta scompaginando le carte e rappresenta la variabile non controllabile del sistema. Corre tre rischi: che fallisca clamorosamente, che si adegui al sistema, che venga fatto fuori, in un modo o nell’altro. Intanto però riapre scenari, alternative e prospettive.
Intendiamoci. Le situazioni citate sono diverse e tra i casi citati magari qualcuno se l’è pure cercata, con atteggiamenti e comportamenti impropri o arroganti. Così come non si tratta di un fronte unico, ognuno ha la sua storia e le sue motivazioni, e merita un giudizio politico differenziato e articolato. Ma non solo: non sostengo affatto che tutti i “perseguitati” politici e giudiziari siano il rimedio e il toccasana per il mondo e per i loro popoli. La persecuzione politico-giudiziaria non è una prova della loro validità. Verso molti di loro si possono nutrire varie perplessità; l’unica cosa che si può dire a livello generale è che se i giudizi sugli outsider sono contrastanti e ancora in fieri, sono invece definiti e decisamente negativi i giudizi sugli eurocrati, le classi di potere e i loro “sicari” e cortigiani. Di molti dei leader antagonisti ancora non sappiamo come si comporteranno, ma di coloro che attualmente detengono il potere in Europa e nel deep state occidentale abbiamo invece la certezza dimostrata del loro complessivo, macroscopico fallimento, della loro inaffidabilità, del loro portarci alla rovina, fuori dalla democrazia, dalla libertà e dalla sovranità popolare e nazionale. Cosa impedisce che la polveriera esploda e avvenga qualcosa di incontrollabile e perfino di cruento? Una serie di fattori concatenati: il benessere diffuso, la demotivazione generale, l’individualismo autocentrato, assorbito nella sfera privata che polverizzano il dissenso e frammentano le reazioni: nessuno mette a repentaglio la vita per rovesciare un assetto politico-giudiziario o per sostenerne un altro. Ma non tirate troppo la corda procurando danni oltre la soglia di sopportazione perché qualcosa alla fine potrà accadere.