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La matematica, l’origine della vita, l’evoluzionismo e i manuali

di Christian Peluffo - 30/01/2023

La matematica, l’origine della vita, l’evoluzionismo e i manuali

Fonte: libertaepersona

Accanto al sentiero che stiamo percorrendo scorgiamo una meravigliosa villa, con tanto di portico e statue di miti greci, tre piani perfettamente arredati, ognuno fornito di varie stanze e ovviamente un balcone agghindato con

originali composizioni floreali, sovrastante un magnifico giardino adiacente ad un campo da tennis.

Non c’è alcun dubbio; tutto il complesso è nato per caso, sicuramente molteplici coincidenze, in moltissimo tempo, hanno determinato la formazione dei manufatti.

Se siamo sconcertati, leggendo tale affermazione, dovremmo ancor più scandalizzarci quando in molteplici manuali, documentari e conferenze viene divulgata la storia dell’abiogenesi, cioè della vita nata dal caso, originata dall’aggregazione di vari elementi organici.

Ammesso che possa essere promossa a primo organismo1, anche la più semplice cellula è, infatti, immensamente, incomparabilmente più complessa di qualunque cosa l’uomo abbia mai costruito e stia progettando di realizzare, navicelle spaziali e pizze comprese.

La cellula, ribadisce il biologo molecolare Michael Denton, è “un mondo di tecnologia suprema e complessità disarmante”, il cui elemento più piccolo,

una proteina o un gene funzionanti, possiede una complessità oltre le nostre capacità creative, una realtà che è la vera antitesi del caso, che supera in ogni senso qualsiasi cosa prodotta dall’intelligenza umana2.

Addirittura, John Sanford, riferimento mondiale dell’ingegneria genetica applicata alle piante, afferma che varie realtà del genoma cellulare sfuggono alla nostra capacità di comprensione3.

Non servono, difatti, molte parole; l’essere umano progetta, costruisce, ripara, perfeziona computer e navicelle spaziali, ma ancora oggi è lontanissimo dal comprendere integralmente il funzionamento di qualunque cellula, altrimenti non invecchieremmo, non ci ammaleremmo, non moriremmo.

Èla logica bellezza! La scienza e la logica vivono necessariamente insieme, non si possono separare. Una manualistica scientifica, che comunica la storia della vita nata dal caso è in realtà una manualistica pseudo-scientifica, dunque, anti-scientifica, scritta da qualcuno che non vuole insegnare scienza, ma inculcare un’ideologia.

Non importa quante lauree, pubblicazioni e cravatte possano presentare, solo chiacchiere e distintivo, anzi, vuote chiacchiere e distintivo.

Serie di numeri naturali

L’equipe di Fred Hoyle, conosciuto fisico e matematico agnostico, sentenziò che la possibilità che la cellula possa essere nata dal caso è pari a circa 0, 39.999 zeri consecutivi 14.

Altre proiezioni matematiche effettuate con l’ausilio del computer ipotizzano che la possibilità che due persone, ‘viaggiando’ in tutto l’universo, ‘scelgano’ il medesimo atomo è compresa nell’intervallo 0, 60 zeri consecutivi 1 —- 0, 80 zeri consecutivi 1.

È, così, immensamente più probabile che due persone estraggano casualmente il medesimo atomo fra tutti quelli presenti nell’universo, che la vita sia nata dal caso.

Aleksandr Oparin, biochimico ateo e fondatore dell’abiogenesi, scrisse che la possibilità che la prima proteina sia nata casualmente è all’incirca quella che potremmo avere se, gettando all’aria milioni di caratteri tipografici, essi atterrassero formando casualmente tutte le opere di Shakespeare, ben ordinate e pronte alla lettura5.

Si, ho scritto ‘proteina’, non ‘cellula’. E ancora, sì, mi riferisco al primo rappresentante della teoria della vita nata dal caso.

Nel nostro manuale, leggiamo che la scienza esatta prevede l’osservazione e la comparazione dei fenomeni, la loro ripetizione, la misurazione delle variabili in diverse condizioni ecc.

Eppure, magari, dopo l’esposizione dell’ultra confutato esperimento di Miller (1953)6, è sufficiente voltare una o poche pagine del medesimo testo e…magia!

Un fenomeno mai osservato, mai ripetuto, mai misurato viene promosso a fatto scientifico, assiso a primo passo della storia della vita.

La casualità – l’autentica avversaria delle scienze, colei che sempre impera dove ragione e logica non riescono a regnare – viene ora promossa a causa scientifica, a primo e vero motore del fatto naturale per eccellenza; la nascita della vita.

Siamo all’assurdo. È solo un lavaggio del cervello di matrice squisitamente materialista.

Non a caso l’evoluzionismo, che è filosofia materialista applicata, è ancora sbandierato come un fatto accertato, nonostante sia formato da un sistema di teorie palesemente tramontate.

Non considerando i responsi d’insigni ricercatori e molteplici discipline scientifiche, snobbando l’evidenza sperimentale che il genoma umano è in repentina involuzione, numerose persone, forse troppo affezionate all’idea di derivare da un essere scimmiesco, scuotono divertite la testa innanzi alla sopra citata dichiarazione.

Provo dunque, se lor signori lo permettono, con la semplice aritmetica.

La vita, secondo le teorie evoluzioniste, sarebbe nata dai 2,7 ai 3,9 miliardi di anni or sono7, mese più o settimana meno. Ora, a partire dal vastissimo cosmo dei batteri, è necessario notare che le specie viventi che hanno calcato il palcoscenico terrestre sono centinaia di milioni8; infatti bisogna contare non solo gli animali, ma anche le piante, non solo le piante, ma anche i funghi, non solo gli esseri presenti, ma anche la ciclopica massa di quelli estinti.

Se il neo-darwinismo afferma che l’evoluzione avviene molto lentamente, in modo spesso quasi impercettibile, come possono essere nate centinaia di milioni di specie dalla prima cellula, in soli 3 o 4 miliardi di anni?

Come se non bastasse, prima del Cambriano, era geologica approssimativamente antica 500 milioni di anni, la biodiversità era ai minimi termini, tanto che tale epoca è ricordata come una sorta di Big Bang della vita.

Darwin, dunque, errava anche su questo, mentre aveva ragione quando definì la sua teoria “ipotetica in modo angosciante”9.

Certo, si potrebbe replicare in qualche disperato modo, magari sostenendo le teorie evolutive che prevedono rilevanti e improvvisi salti da una specie all’altra, cioè, scrivo esagerando, ma non troppo, che da una mamma canguro possa nascere un simil koala. In realtà, sarebbe onesto e opportuno evidenziare anche nella più comune manualistica la differenza fra la ‘veloce’ microevoluzione (adattamento) e la macroevoluzione (evoluzione autentica), nonché sottolineare i dubbi e le sfumature che coinvolgono la sistematica, soprattutto relativamente ai gruppi inferiori (sottospecie, specie, genere…).

In ogni caso, non intendo negare totalmente la validità delle teorie di Darwin e discepoli, né la sapienza delle loro liturgie. Alcune evidenze sono infatti ben documentabili; in particolare, nella televisione, la vendita della Fontana di Trevi, Quark e Super Quark testimoniano una linea evolutiva difficilmente confutabile.

 

Christian Peluffo, autore del volume Einstein non credeva a Darwin, Arianna Editrice



1 Non unico, l’esimio Louis Vialletton, valendosi di ragionevoli deduzioni, mise in dubbio che il primo essere vivente possa essere una semplice cellula. La sua opera anti-evoluzionista, L’origine degli esseri viventi. L’illusione trasformista (1929), passò quasi inosservata ai cultori della materia, nonostante abbia correttamente confutato, quasi 70 anni prima delle fotografie agli embrioni umani (1997), la teoria della ricapitolazione, considerata la prima prova dell’evoluzione per Charles Darwin.

2 M. Denton, Evolution. A Theory in Crisis, Adler & Adler, Chevy Chase, ed. 1986, 328;342. In J. D. Sarfati, Confutare l’evoluzione, Edizione Aiso, Cinisello Balsamo 2009, 112.

3 Cfr. J. Sanford, Entropia genetica, Edizione Aiso, Cinisello Balsamo 2017, 2; 4.

4 Cfr. F. Hoyle & C. Wickramasinghe, Evoluzione dallo spazio, Etas Libri, 1984.

5 Cfr. A. Oparin, L’origine della vita sulla Terra, Einaudi, Torino 1956, 188-189. In G Sermonti & R. Fondi, Dopo Darwin, Rusconi, Milano 1980, 178.

Nel 1981 Hubert Yockey scrisse: “Poiché la scienza non ha la più pallida idea di come le proteine sono venute in esistenza, sarebbe solo un atto di onestà ammettere questo sia nei confronti degli studenti, sia nei confronti degli organismi che finanziano la ricerca, nonché di fronte a tutto il pubblico”. Dopo più di 40 anni, da tale affermazione, i progressi conseguiti dalla teoria dell’abiogenesi sono nulli. Cfr. H. Yockey, Self Organization Origin of Life Scenarios and Information Theory, «J. Theoret. Biol.», 1981.

6 Nel laboratorio vennero ricreate condizioni atmosferiche propizie che quasi sicuramente furono assenti nel primordiale pianeta, soprattutto, non venne ottenuto alcun nucleotide, né grande biomolecola adatta alla formazione della cellula. Tra le altre considerazioni, è opportuno rammentare che per la formazione di proteine funzionali per la vita è necessario che compaia una serie di specifici amminoacidi levogiri, in quanto gli amminoacidi destrogiri agiscono per distruggere il composto.

7 Si possono facilmente reperire in bibliografia varie datazioni/proiezioni.

8 Per esempio, si stima che gli artropodi tropicali odierni siano rappresentati da qualche milione di specie (dai 2,4 ai 10,2 milioni), la maggior parte ancora sconosciute. Cfr. Bruno Massa & Toni Puma, Il pianeta degli insetti e di altri artropodi, Ricca Editore, Roma 2021, 45. Gli evoluzionisti accelerano e rallentano il processo evolutivo a loro piacimento. Prima del Cambriano, ad esempio, l’evoluzione era sostanzialmente ferma, durante quell’era geologica accelerò in modo repentino, mentre in altre epoche procedette assai lentamente. Disegnare il bersaglio in corrispondenza della freccia già conficcata, è la costante strategia che consente agli evoluzionisti di fare sempre centro. Non sono le scoperte naturalistiche che provano l’evoluzionismo, ma è l’evoluzionismo che si adatta alle scoperte. Già Darwin avvertì “Molte parti (della mia teoria) non meritano in nessun modo di essere chiamate induzione”. C. Darwin to A. Gray, 29/11/1859, in More Letters of Charles Darwin, a cura di F. Darwin & A.C. Seward, London, 1903, 1, 126.

9 Charles Darwin to Asa Gray, November 29, 1859. In F. Darwin & A. C. Seward, More Letters of Charles Darwin, London, 1903, 1, 126. Citato in M. Georgiev, Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole, Gribaudi Editore, Milano, 2009, 165.