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La nuova Europa pangermanica: riarmo vs democrazia

di Luigi Tedeschi - 02/04/2025

La nuova Europa pangermanica: riarmo vs democrazia

Fonte: Italicum

L’Europa sopravvive ai propri fallimenti con il riarmo e la repressione. Infatti, a seguito della sconfitta strategica della Nato contro la Russia nella guerra ucraina e del disimpegno americano in Europa annunciato da Trump, al riarmo della UE, fa riscontro la destabilizzazione delle istituzioni democratiche nei paesi europei.
Il ReArm Europe (ribattezzato orwellianamente, come “Readiness 2030″ - “Prontezza 2030”), è stato varato con procedura d’urgenza, senza cioè essere sottoposto al voto del parlamento europeo. In Romania, la corte costituzionale ha prima invalidato le elezioni nel 2024, per poi far arrestare nel 2025 il leader dell’opposizione Calin Georgescu, promotore di una politica di neutralità nei confronti della Russia e giudicato pertanto filo – putiniano ed ostile alla Nato. Sono state inoltre manipolate le elezioni in Moldova, in cui è stata recentemente arrestata la governatrice della Gagauzia, Evghenia Gutul. In Francia, a seguito di una sentenza di condanna in primo grado della magistrature francese, è stata dichiarata ineleggibile la Le Pen, onde far fronte al malcontento popolare generato dalla fallimentare presidenza del bellicista – europeista Macron. Sono inoltre tuttora in corso varie rivoluzioni colorate fomentate dalla UE e dalla Nato in Serbia, Georgia e Turchia, dalle potenziali conseguenze devastanti.
In realtà, la struttura oligarchico – finanziaria è connaturata alle istituzioni della UE: la governance delle élites europee prescinde dal consenso popolare e il potere giudiziario si è rivelato uno strumento di delegittimazione degli avversari politici e di repressione del dissenso. Del resto, l’avvento della seconda repubblica, cui fece seguito l’adesione dell’Italia all’euro, previa privatizzazione e svendita del patrimonio industriale italiano in mano pubblica, non scaturì forse dal golpe giudiziario di “mani pulite”? Le élites europee tuttavia si sono arrogate il privilegio dell’immunità giudiziaria. La Von der Leyen infatti, indagata per gli oscuri rapporti da lei intrattenuti con le Big Pharma americane in merito alle forniture dei vaccini anti – covid, non è mai stata sottoposta al giudizio della magistratura.
Con la svolta autoritaria in atto in Europa, è dunque venuto meno il falso paradigma ideologico “democrazie contro autocrazie”, che ha legittimato la guerra della Nato contro la Russia.
Particolare rilevanza assume però il “golpe freddo” in Germania, messo in atto da Merz con una modifica costituzionale, che ha comportato l’abrogazione della norma “freno al debito”, in quanto incide profondamente sulla struttura che l’Europa assumerà a seguito del piano di riarmo e sul mutamento dei futuri rapporti tra la UE e gli USA. Merz, cancelliere in pectore, ha fatto approvare tale riforma costituzionale da una maggioranza parlamentare uscita sconfitta nelle recenti elezioni politiche, nel periodo dei 30 giorni che precedono l’insediamento del nuovo parlamento, in cui non disponeva della maggioranza prevista dei 2/3. E’ evidente che tale riforma è stata attuata in spregio alla democrazia e contro la volontà popolare. Questa riforma è venuta alla luce con il consenso della corte costituzionale tedesca. Quella stessa corte di Karlsruhe che si è assunta nei fatti il ruolo di giudice in ultima istanza di tutte le delibere europee sin dalla fondazione della UE.
Occorre peraltro rilevare, che, onde ottenere il consenso dei Verdi, è stata inserita in costituzione una norma che prevede l’obiettivo della neutralità climatica, con la creazione di un fondo di 100 miliardi fuori bilancio. E’ evidente che la transizione green, già rivelatasi fallimentare, verrà nuovamente riproposta nella politica economica europea.
Questa manovra, messa in atto da Merz, che ha prodotto un grave vulnus nelle istituzioni democratiche, rappresenta una rilevante svolta politica, destinata ad incidere sul futuro dell’Europa. Nel contesto del piano ReArm Europa, varato dalla Von der Leyen, la Germania ha approvato uno stanziamento – bazooka di 1.000 miliardi, non solo e non tanto per la ripresa economica tedesca, ma soprattutto per riaffermare il primato in Europa di una Germania decaduta dallo status di potenza economica mondiale, dato il venir meno del suo export, a causa dei rincari energetici, della sua perdita di competitività con la Cina, della politica protezionista americana.
Merz, uomo della finanza già legato a Black Rock, riciclatosi nella politica, con la riconversione del settore dell’automotive in quello degli armamenti, intende far convergere il flusso dei capitali dei fondi di investimento americani, fuoriusciti dalle bolle hi – tech e green, nel debito pubblico tedesco per il riarmo e nel sistema bancario. Tale politica peraltro, si rivela compatibile con il piano di riduzione delle spese militari del 40% predisposto dalla amministrazione Trump: l’industria degli armamenti americana verrà quindi sostenuta dell’export in Europa. Quest’ultima infatti, non disponendo attualmente delle infrastrutture industriali e delle tecnologie necessarie per la produzione in loco di armamenti, sarà costretta ad importarli dagli USA. Peraltro, da un rapporto del SIPRI emerge che dal 2019 al 2023, gli USA hanno esportato in Europa il 28% della loro produzione di armamenti, con un incremento dell’11% rispetto al quadriennio precedente.
Il cancellierato di Merz sancisce la fine del modello Merkel: col varo del bazooka da 1.000 miliardi vengono annullati i vincoli di bilancio al debito pubblico. Alla spesa per armamenti non vengono posti limiti. Verranno inoltre stanziati 500 miliardi per il finanziamento delle infrastrutture e  il welfare, onde contrastare il malcontento popolare che ha sostenuto l’ascesa elettorale di Afd.
Con il bazooka tedesco viene eliminata qualsiasi prospettiva di politica economica europea, oltre alla possibilità di creare un debito comune. Il piano di riarmo unilaterale predisposto dalla Germania farà emergere nel prossimo futuro profonde fratture in seno alla UE. Infatti, mentre la Germania dispone di ampi spazi fiscali per la riconversione industriale della manifattura, gli altri paesi europei, con l’incremento del debito per il riarmo europeo, non disporrebbero più di risorse fiscali per il finanziamento degli investimenti pubblici e del welfare. Debito, che alla lunga potrebbe rivelarsi insostenibile. Tali politiche espansive sono peraltro negate agli altri paesi, dato l’atteggiamento rigorista sia della Von der Leyen che della BCE, in merito all’osservanza dei parametri finanziari sanciti dal patto di stabilità.
Data l’interdipendenza economica tra i paesi membri della UE, ed essendo questi ultimi inseriti in larga parte nella filiera produttiva tedesca, ogni paese dovrà necessariamente riconvertire la propria struttura industriale. In caso contrario, la Germania potrebbe de localizzare altrove le proprie filiere. La Germania possiede inoltre strutture produttive di cui altri non dispongono (Rheinmetall ha incrementato le proprie quotazioni in borsa del 40% negli ultimi mesi), e, poiché il ReArm Europe prescrive che i prestiti per il riarmo sono vincolati all’acquisto di una quota di armamenti pari al 75% di produzione europea, tutti saranno obbligati ad importare dalla Germania. Merz vuole dunque ripristinare il primato tedesco nella UE, reiterando il modello europeista della Merkel, in cui alla crescita della Germania ha sempre fatto riscontro il collasso economico degli altri paesi. Il modello Merkel, già cacciato dalla porta, rientra dalla finestra. Merz è del resto un pragmatico, che vuole riaffermare con qualsiasi mezzo la supremazia tedesca sull’Europa.
Merz si è sempre dichiarato ostile al debito comune europeo, ma favorevole all’instaurazione di un mercato finanziario unico, onde prevenire ogni forma di concorrenza all’afflusso dei capitali dei fondi di investimento americani, che in tal modo verrebbero assorbiti interamente dai mercati finanziari tedeschi. Inoltre, occorre rilevare che il debito tedesco è facilmente collocabile e pertanto, la Germania farà convergere verso il proprio debito le risorse finanziarie degli altri paesi europei, il cui debito, con il prevedibile aumento dei tassi, potrebbe risultarne destabilizzato.
Ma la riconversione industriale richiede tempi lunghi. Il crollo dell’export tedesco impone quindi la riconversione del settore dell’auto nella produzione degli armamenti. Gli stabilimenti della Volkswagen, prossimi allo smantellamento, verrebbero acquisiti da Rheinmetall, che è controllata da gruppi finanziari americani. Il settore auto peraltro, falcidiato dai dazi trumpiani, potrebbe essere incentivato alla delocalizzazione della produzione negli USA. Anche in Italia, di riflesso, sono in corso trattative con Stellantis, per riconvertire gli impianti per la produzione di auto, in via di smantellamento, nell’industria degli armamenti.
E’ comunque del tutto improbabile che il settore del riarmo possa assorbire gli investimenti, la domanda e l’occupazione del settore auto, in via di dismissione. La domanda privata del settore dell’automotive, crollata in Europa ai minimi storici, non potrà essere sostituita dalla produzione di armamenti, che invece necessita della domanda pubblica e che genera scarse ricadute in termini di crescita nell’economia reale. Inoltre, dati gli elevati costi di produzione in Europa dovuti al caro energia e all’importazione delle necessarie tecnologie dagli USA, l’industria europea degli armamenti non si rivelerà competitiva per una sua possibile estensione nell’export, che è peraltro reso problematico dalle tensioni geopolitiche in atto, che precluderebbero la vendita di armi a paesi ostili all’Occidente, già sottoposti a sanzioni.
La riconversione industriale in Germania, secondo l’orientamento di Merz, si rende necessaria a causa del deficit di bilancio tedesco di circa 130 miliardi, dovuto al mancato introito di entrate fiscali per la crisi. Ma che il riarmo rappresenti una strategia efficace per la ripresa economica è assai dubbio. Il riarmo necessita di grandi investimenti pubblici che offrono opportunità di investimento maggiormente alla economia finanziaria piuttosto che a quella reale.
I fondi di investimento americani, dinanzi alla prospettiva di implosione delle bolle finanziarie dei settori dell’hi – tech e del green, sono orientati a scongiurare una crisi più vasta di quella del 2008, creando una nuova bolla, quella del riarmo europeo. Se la crisi del 2008 venne risanata mediante l’impiego di risorse pubbliche, per far fronte alla crisi che si prospetta (l’implosione di una bolla valutabile in 100.000 miliardi di dollari che compresi i derivati si moltiplicherebbe per 10 o 30), potrebbe essere fronteggiata solo mediante l’erogazione di una enorme liquidità, che darebbe luogo ad una inflazione simile a quella della Repubblica di Weimar!
E’ ovviamente assai dubbio che il sistema del capitalismo finanziario possa sussistere a lungo ricorrendo alla creazione di sempre nuove bolle che ne impediscano la deflagrazione. Ma soprattutto, sta emergendo un vasto scetticismo circa la credibilità e la durata della nuova bolla costruita sul riarmo europeo.
L’ideologia del riarmo, scaturita da una vasta operazione mediatica incentrata sulle prospettive di una fantomatica invasione russa dell’Europa, riscuote scarso consenso da parte dei popoli europei, già impoveriti e frustrati dalle fallimentari politiche europee e dalle ricorrenti crisi economiche.
Il ReArm Europe presuppone la creazione di un mercato finanziario unico, che comporterebbe ulteriori cessioni di sovranità da parte degli stati. Il riarmo unilaterale tedesco rappresenta la fine di qualunque politica comune europea e darà luogo a nuovi e più accentuati squilibri interni, con una forte instabilità finanziaria e ricorrenti crisi del debito degli stati. Potrebbero ripresentarsi gravi crisi di insolvenza che potrebbero condurre al default, come accadde per la Grecia.
Venuta meno con il riarmo ogni prospettiva di politica espansiva, l’Europa appare condannata al sottosviluppo, con una economia in stato di stagflazione permanente. Data l’impossibilità di incrementare il debito pubblico per il riarmo da parte dei paesi europei (esclusa la Germania), è venuto alla luce in sede UE un piano che prevede il ricorso al finanziamento privato da attuarsi mediante l’esproprio dei 10.000 del risparmio dei cittadini europei giacente nei conti correnti bancari. Dinanzi a tali allarmanti progetti e alla svolta politica repressiva messa in atto dalla UE, si profilano tensioni e conflitti sociali di incalcolabile portata e dagli esiti imprevedibili.
L’Europa attuale si configura come una terra di conquista per i neocon e i fondi di investimento americani fuoriusciti dall’America di Trump. Questa Europa è antistorica, nella misura in cui vuole preservare, con il suo ordinamento oligarchico – tecnocratico, il mondo della globalizzazione scaturito dall’unilateralismo americano, ormai in stato di avanzata decadenza, contrastato e progressivamente ridimensionato dall’emergere sulla scena internazionale degli Stati – Civiltà, nel contesto multilaterale assunto dalla geopolitica mondiale.