Partito guerrocratico
di Marco Travaglio - 03/04/2025
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Dopo tanti pareggi, ieri il Pd ha vinto la gara di bellicismo con le destre. Tutti gli eurodeputati dem presenti (i 17 iscritti, esclusi gli indipendenti Strada e Tarquinio) hanno votato Sì alla relazione che precipita l’Europa in stato di guerra. Come loro, fra gli italiani, si sono espressi solo i forzisti: FdI si è astenuto, mentre Lega, M5S, Verdi e SI han detto No. Se si fosse votato al Parlamento italiano, il riarmo sarebbe finito in forte minoranza: alla Camera, su 400 deputati, i Sì sarebbero stati circa 140 (calcolando anche Iv, Azione, Moderati e qualcuno del Misto, assenti in Ue); e al Senato, su 200, circa 70. Splendido segnale: la dissidenza militante delle poche voci fuori dal coro serve a qualcosa. La stragrande maggioranza degli italiani è contraria a dirottare sulle armi i fondi sociali e a scomputare dal Patto di stabilità le spese militari (anziché quelle di welfare, sanità, scuola, ricerca). E la classe politica non può non tenerne conto. Per il Pd, invece, il segnale è pessimo: solo ai tempi di Renzi dopo la sbornia iniziale (quando ancora non lo conoscevano) si era registrato un tale abisso fra elettori ed eletti. Cosa deve ancora accadere perché i vertici prendano atto che la convivenza fra i progressisti e i guerrafondai autonominatisi “riformisti” (per mancanza di riforme) è impossibile e avviino le pratiche di divorzio? Per quanto tempo pensano di continuare la pantomima di un partito la cui segretaria dice no e il gruppo parlamentare dice sì su questioni cruciali come il futuro dell’Europa, della pace e della guerra? Cos’hanno fatto di male gli elettori, che due anni fa scelsero la Schlein per cambiare il Pd e lo vedono ogni volta dire una cosa e far l’opposto? Quanto può durare l’equivoco di un partito che mantiene i consensi giocando a nascondino con le mozioni e le supercazzole senza mai scegliere da che parte stare e dicendo contemporaneamente sì, no, ni, forse?
È bene che si sappia su cosa si è votato ieri: un documento delirante che “accoglie con favore il piano ReArm Europe” (su cui il Pd si era appena spaccato in Europa e si era opposto in Italia); addita la Russia come “la minaccia più grave e senza precedenti nella storia del mondo” (peggio delle orde barbariche, di Napoleone e di Hitler) perché avrebbe “dichiarato guerra ai Paesi europei” (quando?); impegna l’Ue ad armare l’Ucraina fino alla “vittoria militare decisiva” contro la prima potenza nucleare, in pieno negoziato; a “programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani” con “dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate”; e, dulcis in fundo, a “investimenti nella Difesa pari al 3% del Pil”. Così l’Italia passerebbe di botto da 32 a 64 miliardi di spesa militare l’anno. Pd e FI hanno detto Sì. Una prece.