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Sogno di una Borsa di mezza estate

di Marco Della Luna - 21/08/2007

 

L’analisi delle ultime e non ultime traversie borsistiche va fatta su almeno tre livelli di penetrazione e di ricerca delle cause.
Causa superficiale: le autorità di controllo sul credito (banche centrali) e sulla borsa “chiudono un occhio”.
Si dice che la causa della flessione borsistica mondiale di questo Agosto 2007 sarebbero le diffuse insolvenze nei mutui immobiliari subprime (a rischio) negli USA – crisi di cui si parla da circa un anno.  Bene, ma allora dov’era la Federal Reserve Bank? Vigilava o non vigilava sulle aziende di credito che concedevano mutui troppo facili in tanto grande misura, per poi cederli frazionatamente a terzi con congrua svalutazione (cioè a molto meno del loro valore nominale), indice della loro mala fede? Peraltro questo tipo di cessioni a progressiva svalutazione è prassi corrente negli USA, per creare liquidità dal nulla. Si sappia che la Fed è di proprietà di banche e assicurazioni private esattamente come la Banca d’Italia, quindi è proprietà degli stessi soggetti che dovrebbe, nell’interesse della collettività, trattenere dal commettere abusi. È quindi da attendersi che simili istituzioni pseudo-pubbliche facciano gli interessi dei propri proprietari e non quelli della comunità, e che lascino accadere certe cose, anzi le coprano o le favoriscano. Come dicesi sia accaduto con Enron, Halliburton, Parmalat, Cirio, Argentina, WorldCom.
Causa più profonda: operazioni di signoraggio creditizio o secondario da parte della comunità dei banchieri.
La comunità dei banchieri, centrali e non, ha costruito negli ultimi anni una crisi di liquidità, concedendo dapprima mutui facili a tassi bassi, e poi rialzando vigorosamente i tassi, così da drenare liquidità dal mercato perché i loro debitori ultimamente devono usarne di più per pagare gli interessi e gli imprenditori possono procurarsi meno liquidità; meno liquidità disponibile significa meno liquidità non solo per gli investimenti ma anche per i pagamenti, quindi più insolvenze; più insolvenze comporta abbassamento dei ratings di molte società e ulteriori insolvenze a catena, quindi ulteriori restrizioni del credito, della liquidità, fallimenti, esecuzioni coatte, svalutazione dei collaterali. Le banche creano questa situazione sia per poter acquisire a basso costo i collaterali e le stesse imprese indebitate, sia per premere le imprese a indebitarsi maggiormente ai tassi ultimamente innalzati, fornendo ulteriori collaterali. In ciò la violenza si unisce all’inganno, poiché le banche, che non hanno reali riserve in valuta legale o in oro, concedono credito mediante emissione di promesse di pagamento (fideiussioni, lettere di credito, assegni circolari, etc.) di denaro legale (contante, hard money) che non hanno, e che sono coperte solo dalle promesse di pagamento che le banche ricevono dai loro clienti o da depositi sempre dei loro clienti, depositi che costituiscono un debito per le banche depositarie, si ha, in sostanza, che le banche fanno prestiti putativi di denaro che non hanno ma lasciano intendere di avere, e su questo denaro, che non hanno e non danno, percepiscono gli “interessi” (che tali non sono perché l’interesse presuppone la dazione di un capitale), il cui tasso aumentano con pretesti a loro comodo attraverso le banche centrali (cosiddette “Autorità Monetarie”) da loro possedute e controllate. Questa operazione di estrazione di ricchezza dalla società produttiva in cambio di finti prestiti di denaro putativo inesistente creato illusoriamente e a costo nullo, è l’essenza del signoraggio creditizio.
Causa ultima: il signoraggio del Dollaro USA, i credit derivatives fuori controllo e i Crimi-dollari.
I mercati finanziari sono instabili perché su di essi incombe un’immensa massa di titoli derivati (credit derivatives), che assorbono buona parte dei risparmi, e che sono denominati in Dollari USA – una massa pari a oltre otto volte il pil sommato di USA, Canada, Europa e Cina (V. Uckmar, MF 14.08.07 pag. 6). Ma “denominati in USD” equivale a “denominati in carta straccia”. Perché gli USA (la Federal Riserve Bank Corporation) da decenni comperano le risorse del mondo intero a costo nullo per essi, mediante la stampa e l’emissione di immani quantità, non limitate da alcuna regola, e non trasparenti, di Dollari non coperti da nulla – ultimamente nemmeno da un’economia produttiva forte, nemmeno da un esercito capace di realizzare efficace conquiste di un paese petrolifero come l’Iraq, o di uno eroinifero, come l’Afghanistan. E con un disavanzo delle partite correnti fuori controllo (intorno al 7%), così come la crescita del debito interno, che supera il 300% del pil, per non parlare dell’indebitamento privato. Agli USA il gioco ancora riesce perché sfruttano la circostanza che il Dollaro, di fatto, è accettato in quasi tutti gli scambi internazionali, ed è imposto ai paesi petroliferi come unico mezzo di pagamento del petrolio, sotto pena di invasione, come nel caso dell’Iraq. Ma riesce sempre meno: molti paesi stanno vendendo le loro riserve di dollari per sostituirle con Euro e altre valute.
La percezione del vuoto che sta dietro questi enormi valori mobiliari in derivati (su cui si concentra la speculazione degli hedge funds) e dietro il Dollaro - percezione incipiente tra i risparmiatori, strisciante tra gli operatori, sempre presente tra i banchieri – destabilizza strutturalmente le borse.
Su 10.000 hedge funds (Uckmar, cit.), ben 6.000 hanno sede nella Cayman Islands, dove gli USA garantiscono il segreto assoluto, persino dalle indagini giudiziarie. Le Cayman Islands sono il crocevia dei traffici finanziari delle multinazionali, del commercio di droga, armi e altro, sicché i mercati dipendono dai cicli di questi grandi flussi oscuri di cui gli analisti non trattano. E ancora, del signoraggio bancario, ossia dei guadagni bancari da creazione di moneta e credito, guadagni non segnati in bilancio grazie alle vigenti regole contabili, e che le banche stesse possono riciclare trasferendoli nel segreto della Cayman Islands (in televisione abbiamo esibito uno statement di una banca delle Cayman, dichiarante i conti neri colà aperti da alcune primarie banche italiane); anche questi flussi non sono considerati ma condizionano i mercati.
Ci si può aspettare che, un bel giorno, si diffonda tra gli operatori e i gestori dei fondi l’insight che i credit derivatives in cui han messo buona parte dei soldi dei loro clienti sono il nulla, carta straccia, e che essi si precipitino a svenderli per passare all’investimento in ricchezza reale, ossia in azioni dei settori non finanziari, e non denominate in Dollari. Vi sarebbe allora un’impennata di questo settore, e probabilmente un successivo crollo per prese di beneficio. Allora il sogno estivo delle borse finirebbe, e seguirebbe un lungo e salutare inverno.