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Evoluzionismi: Darwin,Wallace, la famiglia Huxley e il sogno di trasformare i medici in veterinari

di Francesco Agnoli - 27/10/2005

Fonte: ilfoglio.it

Si è visto la volta scorsa quanto il pensiero
di Darwin sia figlio prima della cultura filosofica
e letteraria del tempo, materialista
ed evoluzionista, che dell’osservazione delle
realtà naturali. Non può allora stupire il fatto
che anche dopo la divulgazione delle sue
ipotesi, specie riguardo all’uomo, Darwin divenga
l’eroe di personaggi portati a costringere
la scienza all’interno di categorie filosofiche
e religiose precostituite. Si capisce
quindi perché A. R. Wallace, i cui lavori, come
scrive lo stesso Darwin, esprimono, negli
stessi tempi, “esattamente la mia teoria”
(“Autobiografia”), rimanga un nome sconosciuto
ai più: Wallace, infatti, continuerà sempre
a escludere l’uomo dai processi evolutivi,
dichiarandone quindi l’assoluta unicità rispetto
al resto della creazione. Anche il Lamarck,
del resto, aveva difeso la natura spirituale
dell’uomo, creazione diretta di Dio. E
Dio attribuiva la creazione dell’universo tutto,
stimando l’evoluzione un evento determinato
dalla natura, e la natura un’opera di Dio:
“Alcuni hanno pensato che la natura fosse
Dio stesso… Hanno confuso l’orologio con l’orologiaio,
l’opera con il suo autore!” (“Filosofia
zoologica”). Ma pensiamoci bene: a cosa
sarebbe servito il buon Wallace a chi voleva
trovare una “conferma scientifica” al proprio
ateismo, alle dottrine materialistiche o
quelle moniste-panteiste? Cosa sarebbe servito
a chi voleva negare la bontà e il carattere
“miracoloso” della creazione, oppure l’esistenza
di una morale oggettiva? A nulla.
Marx ed Engels, per potersi spacciare per
teorici del socialismo “scientifico”, occorre
ridurre l’uomo al rango della bestia, senz’anima,
per poi sostituire la guerra tra fiere con
la lotta di classe. Al funerale di Marx, che
aveva vissuto per anni a pochi chilometri da
Darwin, con diversi conoscenti in comune,
Engels può affermare: “Così come Darwin ha
scoperto la legge dello sviluppo della natura
organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo
della storia umana”. Engels è infatti
convinto che Darwin abbia assestato alla teologia
un colpo mortale: per questo solo lo stima.
Considerazioni analoghe si possono fare
per i principali diffusori del verbum evoluzionista.
Tra i suoi apostoli più attivi Darwin
menziona Ernst Haeckel. Come ignorare che
costui è fondatore della “Lega monista”, sostenitore
di una “religione monistica” secondo
la quale l’evoluzionismo non è altro che la
conseguenza di un convincimento teologico,
quello della divinità del mondo e dell’eternità
del tempo? Haeckel giunge, coerentemente,
al punto di ritenere che gli atomi stessi
“siano animati, e che la materia e l’etere
siano dotati di sensibilità e volontà”.
Un eugenetico al vertice dell’Unesco
Un altro apostolo del darwinismo è un
amico di Darwin, Thomas Huxley, colui che
conia il termine “agnostico”, per affermare
una posizione di scetticismo, di ateismo non
teorico ma pratico. Huxley si rende quindi
conto che l’evoluzionismo non basta di per se
stesso a negare il Creatore. Risulta però assai
utile per screditarlo; non serve a fondare l’uomo,
ma ad affondarlo sì. Ridimensionare
Creatore e abbassare l’uomo a bestia è il presupposto
filosofico perché un grande sostenitore
del neodarwinismo, e cioè suo figlio, Sir
Julian, possa dar vita, ai primi del Novecento,
alla Società eugenetica britannica, vero
antenato delle ideologie naziste. Julian diverrà
nel dopoguerra il primo presidente dell’Unesco,
e approfitterà di questa posizione
per propagandare l’eutanasia e la “sterilizzazione
di certe classi di genti anormali o deficienti”.
Nel suo “Unesco: its purpose and its
philosophy” del 1948 espone alcune teorie assai
simili a quelle descritte dal fratello Aldous
nella celebre distopia “Brave new
World”: propone infatti l’eliminazione dei
personaggi “pericolosi”, in particolare del tipo
umano da lui definito “astenico cristianizzato,
succube di una morale eccessivamente
rigida”, e il controllo del numero delle persone
al mondo. Lamenta inoltre che “la applicazione
della scienza medica può aumentare
il numero degli esseri umani ma abbassare
la loro qualità o le loro opportunità di
godere della vita: se così succede non va bene”.
L’umanità, per il darwinista Julian,
uno zoo, in cui sorvegliare il numero degli
animali, ed eliminare quelli in più, o non
completamente sani: in cui, come si augurava
Darwin, che ammirava le tecniche artificiali
per migliorare le razze di pecore e cavalli, accoppiare
solo animali sani con animali sani,
lasciando che carestie, morte e selezione del
più forte producano gli “animali superiori”.
Ecco i presupposti per l’evoluzione che alcuni
oggi desiderano: trasformare i medici in
veterinari.