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Congratulazioni americani!

di Riverbend(*) - 11/11/2005

Fonte: comedonchisciotte.com

I miei genitori, alla pari di molti altri iracheni della stessa generazione e educazione, cercavano di impedirci di vedere troppa TV. Quando io e E. eravamo più piccoli stavano sempre attenti ai programmi e ai film che stavamo vedendo. Non ci volevano troppo esposti alla propaganda, araba o occidentale, e ci proibivano i programmi troppo violenti, volgari o scabrosi. In compenso potevamo leggere tutto. Sono cresciuta leggendo libri di vari autori, da Jane Austen a John LeCarrè, da Emily Bronte a Maxim Gorky a Simone de Beauvoir… non esistevano proibizioni.
Quando si trattava di film o TV qualche volta qualcosa sfuggiva alla censura dei genitori, o piuttosto, eravamo noi che sfuggivamo alla loro censura guardando qualcosa di proibito a casa di amici o parenti.
Penso che tutti abbiano il ricordo di un qualche film, visto da fanciulli o ragazzi, che è rimasto impresso nella nostra memoria per anni. Anche per me è stato così, particolarmente in due occasioni. La prima è stata un film, la seconda un documentario o una registrazione, non ricordo bene.

Non mi ricordo il loro nome, e nemmeno un posto a cui associarli, non mi ricordo nemmeno dove li ho visti. Però le immagini mi sono rimaste impresse nella mente con la chiarezza di un film in DVD proiettato con la massima risoluzione.

Il primo, mi ricordo, riguardava l’olocausto. Era una ricostruzione ma basata su fatti veri. L’ho visto verso la metà degli anni 80. L’immagine che più mi ha impressionato è stata quella di una bambina, di sei o sette anni, che doveva correre, spinta dalle guardie naziste, per scavalcare un muro molto alto. Le avevano detto che se avesse scavalcato il muro sarebbe stata libera. Non appena la bambina ha incominciato a correre, con i suoi piedini che inciampavano nella fretta di coprire la distanza fra gli aguzzini e la libertà, ecco che le guardie le hanno avventato contro tre feroci cani neri. Non ricordo esattamente che cosa è successo, però mi è rimasto nella mente la colonna sonora horror, le urla della bambina, i latrati dei cani e le risate delle guardie.

Nel secondo film/documentario invece non c’erano degli attori, si trattava di persone vere che subivano delle atrocità. Avevo otto anni e eravamo in visita in Irak. Siamo capitati da qualche parte dove si proiettava qualcosa che a prima vista sembrava un notiziario, così pareva dalla qualità del filmato, Si trattava, come poi ho saputo, di un prigioniero iracheno in Iran. Le guardie iraniane avevano legato le braccia dell’inerme prigioniero a due veicoli diversi. Ero piccola ma già sapevo che cosa sarebbe accaduto. Volevo scappare, chiudere gli occhi, ma non riuscivo a muovermi. Ero inchiodata sul posto, quasi come se fossi stata incatenata anch’io. Dopo un attimo le macchine si sono mosse in direzioni opposte, e l’uomo giaceva agonizzante con le braccia staccate dal tronco.

Quel filmato non l’ho più dimenticato. Milioni di iracheni lo ricordano anche loro. Ogni volta che sento la parola “aseer”, che in arabo significa prigioniero di guerra, mi torna in mente quella scena. Prima di dormire mi ha perseguitata per settimane, e mi si ripresentava al risveglio. Mi ha ossessionato e mi chiedevo quanto tempo c’è voluto a quell’uomo per morire. Non sapevo nemmeno che le braccia umane si potessero staccare così.

Gli orrori di quello che hanno subito i prigionieri iracheni in Iran ci hanno accompagnati per anni. Le voci di torture, fisiche e mentali, erano così frequenti e trovavano così tante conferme che le madri pregavano che i loro figli fossero morti piuttosto che prigionieri in Iran, specialmente dopo aver visto il video che uscì nel 1984 o 1986. Il volto agonizzante del prigioniero senza braccia compariva di fronte a tutti coloro che avevano qualche familiare disperso in guerra.Abdul Aziz, capo dello SCIRI, e Al Hakim e suo fratello defunto Mohmmed Baqir Al Hakim erano ambedue due noti aguzzini che partecipavano agli interrogatori dei prigionieri.

Non c’è una sola famiglia in Irak, credo, che non abbia perso un caro, o più di uno, in quella guerra. Non c’è una sola famiglia senza storie di orrore raccontate dai prigionieri che erano tornati a casa. I prigionieri sono stati rilasciati fino al 2003. Nella nostra sola famiglia abbiamo perso quattro uomini, tre morti, uno sciita e due sunniti, e il quarto disperso dal 1983.

Quando era partito per la guerra S. aveva 24 anni era fidanzato e si doveva sposare entro l’anno, la data delle nozze era già stata fissata e la casa era già pronta. Non è più tornato. La madre, cugina della mia, ha perso ogni speranza nel 2003. Telefonava a tutti i prigionieri che tornavano per avere notizie del figlio. Nessuno lo ha visto? Nessuno lo ha sentito? Era morto? A ogni nuova delusione le dicevamo che, malgrado gli anni passati, era possibile che fosse ancora vivo. Nel 2002 confessò a mia madre che avrebbe preferito che qualcuno le venisse a confermare, una volta per tutte, che suo figlio era morto, ponendo fine così a tutte le sue vane speranze. Nel suo cuore, cuore di madre, sapeva che il figlio era morto, ma voleva una conferma perché senza di essa abbandonare ogni speranza le sarebbe sembrato una specie di tradimento.

L’agonia della lunga guerra con l’Iran è ciò che rende la situazione attuale così difficile da sopportare. L’occupazione americana è come se fosse venuta meno, si tratta di una occupazione americana di nome, di una occupazione militare, ma quello che è successo è che, in sostanza, si è trasformata lentamente ma inesorabilmente in una occupazione iraniana.

Si è cominciato con la Brigata di Badir e i numerosi partiti politici sostenuti dall’Iran che hanno seguito i carri armati americani nell’aprile del 2003. Continua oggi con un referendum e una costituzione che garantirà un Irak del sud modellato sulla repubblica islamica dell’Iran.

I risultati del referendum sono stati così deludenti e ci sono stati così tante storie di brogli e accordi sottobanco (specialmente a Mosul) che già si parla di boicottare le elezioni di dicembre. Si è trattato dell’occasione d’oro per il governo fantoccio di mostrare che esiste quel minimo di democrazia di cui dicono che il popolo sta godendo sotto l’occupazione, questa speranza è stata terribilmente perduta.

Per quanto riguarda le elezioni di dicembre Sistani si è quietamente astenuto, finora, dal sostenere in modo aperto un qualsiasi gruppo politico. Probabilmente continuerà così fino a novembre, ai primi di dicembre, quando i suoi sostenitori gli chiederanno insistentemente di emettere una fatua sulle elezioni. Alla fine egli darà il suo sostegno a uno dei partiti e dichiarerà che il voto per quel partito sarà un dovere divino. Già immagino che si esprimerà a favore della United Iraqi Alliance, come nelle ultime elezioni.

Questa volta è interessante sapere che la UIA sarà composta non soltanto dallo SCIRI e Da’wa ma anche dai Sadristi (Jaysh al Mahdi), e dai seguaci di Muqtada! Quelli che hanno seguito la situazione in Irak nell’ultimo anno riconosceranno in Muqtada il “religioso di fuoco” il “radicale” il “terrorista”. L’anno scorso c’è stato anche un mandato di arresto emesso contro di lui da parte del Ministero degli Interni, sostenuto dagli americani che avevano più volte detto che l’avrebbero preso quel “religioso radicale” o ucciso.

 

 

Bene, oggi è ben vivo e coinvolto nel “processo politico” che i politici americani e i loro fantocci sostengono così energicamente. Sadr e i suoi seguaci sono responsabili di atti terroristici contro i parrucchieri, di incendi contro i negozi di alcolici, e di rapimenti contro donne che non si vestivano in modo appropriato ecc., perché tutte queste cose sono considerate anti-islamiche (secondo l’Islam di tipo iraniano). Ecco altre notizie sulle milizie di Sadr, chi osa dire che gli americani, gli inglesi e i loro fantocci non hanno tutto sotto controllo?

Gli americani mi ripetono sempre “Che cosa credi che succederà se noi ce ne andiamo, questi radicali estremisti che a voi non piacciono prenderanno il sopravvento.” La realtà è che la maggioranza degli iracheni non vogliono i fondamentalisti ma solo la stabilità, e sono contrari a un Irak sotto influenza iraniana. La presenza americana sta andando a braccetto con Badir, ecc, perché è solo con l’aiuto iraniano che possono venire a capo della ribellione anti occupazione in tutto il paese. Se e quando gli americani se ne dovessero andare i loro fantocci e le altre milizie dovrebbero fare i bagagli e tornare da dove erano venuti perché senza la guida e la protezione americana non avrebbero nessuna speranza di riuscire nei loro intenti.

Ci viene letteralmente da ridere quando sentiamo i politici americani minacciare l’Iran. Gli Stati Uniti non si possono più permettere di minacciare l’Iran perchè sanno benissimo che se i seguaci di Sadr, i religiosi di Sistani e la Brigata del popolo di Badir si rivolgessero contro di loro se ne dovrebbero andare entro un mese. L’Iran può fare quello che vuole. Arricchire l’uranio? Certamente! Se domani l’Iran annunciasse che è in trattative per una bomba atomica, Bush indosserebbe subito la tuta di volo da falso pilota per mettersi a parlare con entusiasmo della Guerra al Terrore e poi minacciare ancora di più la Siria.

Americani, congratulazioni. Non soltanto l’Iran è in mano ai religiosi più fanatici ma adesso lo è anche l’Irak. Questa cambio di potere doveva diventare lampante a tutto il mondo l’anno scorso, quando Chalabi, il più devoto di tutti a chi offre di più, ha venduto i suoi servigi all’Iran. I figli, le figlie, i mariti, le mogli degli americani e degli inglesi stanno offrendo la loro vita perché il prossimo dicembre gli iracheni possano andare a votare per i religiosi sostenuti dall’Iran, i quali ci riporteranno indietro di almeno quattrocento anni.

Che fine ha fatto il sogno di un Irak democratico?

L’Irak è stata il paese dei sogni di tutti, meno che degli iracheni – il sogno Persiano di uno stato simile all’Iran controllato dalla Shia Islamica, con i sacri scrigni di Najaf, il sogno nazionalista pan-arabo di una regione araba con l’Irak che opera da confine orientale protettivo, il sogno americano di poter controllare la regione con l’installazione di alcune basi permanenti e un governo fantoccio a capo di uno dei suoi paesi più ricchi, il sogno curdo di uno stato indipendente, finanziato dalla ricchezza petrolifera di Kirkuk…

I fantocci ai quali gli americano hanno conferito il potere sono avvocati di tutti i sogni meno uno: il sogno di tutti gli iracheni, musulmani, cristiani, arabi, curdi e turcomanni… il sogno di uno Irak stabile, unito, prospero che invece, durante gli ultimi due anni, è andato in fumo assieme agli attentati , i raid militari e le occupazioni straniere.

 

Riverbend
Fonte:
http://riverbendblog.blogspot.com/
Link:http://www.informationclearinghouse.info/article10890.htm
5.111.05
Scelto e tradotto per
www.comedonchisciotte.com da VICHI

(*) Riverbend è il nome di un blog tenuto da una ragazza irachena sulla condizione del paese dopo la guerra.