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Scienza come Saggezza, La Nuova Storia come Progresso

di - 23/03/2005

Intervista

Lauren de Boer: Hai iniziato la tua carriera di insegnante all’Università di Puget Sound a Tacoma dopo esserti laureato. Che cosa è successo là? Che cosa ti ha portato dopo all’Epica, per voler raccontare la storia attraverso quella che tu chiami "la poesia della scienza?”
Brian Swimme: All’epoca non capivo ma non mi sentivo completamente a mio agio nell’aula dell’università. Se ora guardo indietro ti so dire cos’era. Ma all’epoca dissi che c’era qualcosa di bizzarro, qualcosa di strano, di non giusto. Volevo davvero insegnare i misteri dell’Universo, ma l’idea di insegnare i misteri nell’universo significava che sarei incorso in una difficoltà dopo l’altra perché ci sono due cose che bisogna dare ad uno studente universitario: un impiego, o l’entrata in un altro programma educativo dove possano trovare impiego. Pensai che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo. Semplicemente odiavo il pensiero di prendere tutta la conoscenza dell’Universo ed usarlo per trovare lavoro. Non ero contro la gente che lavorava, ma era straordinario quanto mi desse fastidio. Mi sembrava semplicemente sacrilego. Perciò quello da solo, direi, è quello che mi ha rovinato come normale scienziato universitario. Il modo in cui lo vedo ora è che se si cresce in America o Giappone o Francia – uno qualsiasi dei paesi moderni – ti è stata data la preparazione più avanzata in un modo molto particolare di consapevolezza. Sai, leggiamo di questi lama tibetani. All’età di due anni iniziano ad istruirli e quando sono sui trent’anni, sono davvero avanzati in questa forma particolare di consapevolezza. Noi facciamo la stessa cosa. E la nostra forma di consapevolezze è il materialismo, o consumismo. Tutta la nostra società ci dà davvero una preparazione avanzata in questo. Questo è quello che ho capito. Quello che è necessario, penso, è di avere un processo che vada più in profondità di questo, e deve liberare l’essere umano dal vincolo che risiede molto profondamente nell’anima – il vincolo della moderna visione globale materialista, capitalista, consumistica. Per quanto mi riguarda, parte di quello che sto facendo nel campo dell’educazione è lavorare con le radici della consapevolezza, tentando di liberare dall’isolamento e piano piano facendo entrare l’essere umano nella magnificenza dell’universo. Il fatto stesso che l’essere umano – specialmente gli americani – non possa facilmente andare in estasi, quel fatto da solo è un sintomo di una consapevolezza ammalata di consumismo. Sto cercando di fornire un antidoto ed una introduzione per questo modo di consapevolezza più gratificante e più estatico.
Lauren: Quando è stata la prima volta che hai avuto una sensazione che l’Epica dell’Evoluzione, la Storia dell’Universo potrebbero essere un antidoto?
Brian: Il mio senso del potere dell’Epica, ma anche di più, il mio senso della parte estatica della vita e dell’infinità dei misteri – che si può andare direttamente dentro ad una intimità infinita e senza fondo nell’universo – è una cosa che risale fin dall’infanzia. L’idea della scienza come mezzo per portarci ad un’intima comprensione, come antidoto o modo per progredire, quello non avvenne finché non parlai con Thomas Berry. Mi sembrava strano che la gente non andasse naturalmente verso questo. Ma fu Thomas Berry che lo menzionò e disse che la storia della scienza è la via per il futuro. Quello che stavo facendo era alquanto inconscio ed intuitivo. Non ne avevo una vera comprensione in un contesto culturale. Thomas lo aveva capito completamente, esplicitamente. Lavorare con lui mi ha permesso di approfondire questa comprensione del significato culturale della nuova storia della scienza.
Lauren: La nozione che la scienza sta entrando in una nuova fase, che non deve più essere la serva della tecnologia, non più un semplice processo di raccolta di dati e fatti, un’analisi materialistica del mondo – che cosa significherebbe per una cultura che è così orientata ad acquistare cose, così orientata verso un mondo che si sta sempre “migliorando,” almeno in senso materiale.
Brian: L’idea della scienza che si allontana da una visione del mondo materialistica e dall’essere la serva della tecnologia – sarebbe meraviglioso. Penso che sia una grossa premessa. Per me la domanda è: è possibile che possiamo allontanarci da quell’atteggiamento? È la sfida più grande che abbiamo davanti. In un certo senso, dobbiamo farlo. Possiamo noi scienziati renderci sufficientemente conto del modo in cui eravamo abituati a fare così tante cose distruttive? Possiamo iniziare a rimanere estasiati dai diversi aspetti dell’universo? Penso che per lo scienziato e per le altre persone sia una questione di “ha valore l’universo? È sacro? È divino? O la questione umana è la sola importante?” Non credo che siamo così stupidi da andare avanti in un modo che continua a distruggere. Sono fiducioso che l’Epica dell’Evoluzione sarà ancora un’altra strategia nella nostra cultura che condurrà la nostra consapevolezza fuori da un materialismo molto stretto e centrato sugli uomini e che in qualche modo pian piano lo condurremo a vedere la magnificenza del tutto. Ci sono certamente culture indigene in tutto il pianeta che non hanno bisogno di scienziati per dir loro che l’universo è sacro. Quello che è veramente bello sono le persone indigene che sono venute da me e da altri e che stanno lavorando con i concetti più avanzati della loro cultura indigena e con le più avanzate idee della scienza. Io la vedo come una sintesi che sarà parte dell’intero movimento chiamato l’Epica dell’Evoluzione. Non sono solo gli scienziati matematici, ma ognuno che sia radicato in una comprensione della sequenza evolutiva – e che in quella sequenza inizi a pensare alle sfide di oggi.
Lauren: Parliamo ancora delle culture indigene. La cosmologia di molte tradizioni degli indigeni, mentre non sono necessariamente di natura evolutiva, hanno incoraggiato giuste relazioni con la Terra, con altre specie. Come si relaziona questo con l’Epica? La loro intensa consapevolezza ed osservazione del mondo naturale è una forma di scienza?
Brian: Sì. Completamente. È una forma di scienza. E penso che sia un livello di consapevolezza che è, per la maggior parte, incomprensibile a molti scienziati. Il movimento della scienza è in gran parte stato verso l’astratto. Certi filosofi della scienza diranno che finché una scienza non diventa matematicizzata, non è di certo nel suo stadio maturo. È un pregiudizio che spinge lo scientifico verso uno studio di astratte leggi matematiche. Ma c’è un’intera tradizione nella scienza che va nella direzione opposta. Va verso il singolare, e lo storico, ed il differenziato – la tradizione della storia naturale in un certo senso. E.O. Wilson è veramente fantastico in questo – nessuno voleva che parlasse. Voglio dire, parlare dei dettagli di una formica – sembrava così antiquato. Nelle università americane in tutto il territorio, la tradizione naturalistica è in forma molto subdominante. Tutti si dirigono verso la genetica e la biologia molecolare perché sono più matematiche. Hanno un codice, e così via. Perciò una delle ragioni perché non riconosciamo la scienza indigena come scienza, è perché non riconosciamo la storia naturale come scienza! A mio avviso questa è parte dell’orientamento psichico non equilibrato degli scienziati matematici moderni. Io sono uno di loro – lo so. È un grande onore e valorizzazione della matematica ed una denigrazione dello specifico. Siamo così colpiti dalle nostre menti umane per aver inventato la matematica e così per niente impressionati dalle meraviglie di una felce o di una formica. Di nuovo, non riconosciamo che quello sia di suprema importanza. O divino. Perciò nella scienza stessa, man mano che supereremo questa disposizione psichica sbilanciata, riconosceremo ancora una volta il potere della tradizione naturalistica. E vedremo che all’interno di quella tradizione stessa sta la conoscenza indigena. La scienza indigena è in una posizione di comando entro questa particolare tradizione di storia naturale.
Lauren: Sono in una posizione di comando da secoli e secoli di formazione di quel corpo di conoscenza dall’osservazione diretta.
Brian: Osservazione diretta. E preservare con cura quella conoscenza locale. E tramandarla. Ed insegnare le forme di consapevolezza che possano vederla.
Lauren: A volte mi chiedo cosa ci vorrebbe perché noi potessimo vederla ad un livello più profondo. Hai menzionato E.O. Wilson. Dice che ha scritto il suo libro The Diversity of Life (N.d.T.: La Diversità della Vita) in forma epica perché crede che è assolutamente necessario toccare “la corda mistica interiore dell’emozione” quando si racconta la storia dell’epica, non solamente presentare la storia in un libro di fatti. Cosa pensi che voglia dire qui? Brian: Questa è una domanda talmente profonda. La mia intera vita è dedicata a quella domanda. Come si fa a penetrare in una forma di consapevolezza che non vede che stiamo distruggendo tutto? Come fai a penetrare in questo? Joanna Macy è convinta che a causa del fatto che ci rifiutiamo di addolorarci, rimaniamo nel rifiuto. Penso che sia un’intuizione importante sulla psiche collettiva. Ci rifiutiamo di addolorarci. Ed abbiamo paura che se iniziassimo ad addolorarci, ne saremmo così sopraffatti che diventeremmo catatonici ed inutili.
Lauren: Quando in realtà, c’è una specie di presa di potere che accade quando ci si addentra nel dolore.
Brian: Esattamente. Penso che ci sia qualcosa di importante a questo proposito; che è attraverso il nostro essere feriti che lo vediamo veramente. Prendendo in considerazione dove la sofferenza è più grande. Si può iniziare da qualsiasi parte. Dipende da dove risiede il tuo cuore. Per me, è tutto quello che non è ancora nato. Sono in un certo senso terrorizzato da quello che vedranno, quando emergono, quando viene il loro momento, diciamo tra mille anni circa. E sembra così orrendo che noi possiamo agire in un modo che rovinerebbe le loro possibilità di vivere. Di vivere pienamente. Penso che quello che E.O. Wilson sta cercando di suggerirci è che per essere pienamente umana, una persona deve vedere che la vita ha una dimensione eroica. Se si cerca di negare questo, ci si accontenta di qualcosa di piccolo come un buon lavoro o un buon conto di risparmio, qualcosa del genere. Sta dicendo che a meno che non si veda il momento eroico, non ci si innalza e si agisce in un modo che è veramente appropriato. Thomas Berry è convinto che è solo in una storia che si può dare un significato a tutto. Certamente sono affascinato da questa proposta, che noi viviamo la nostra vita nelle storie. Lui vede gran parte della distruzione come un tentativo di rimettere assieme la vita umana senza una storia cosmica e grande. Perciò lui crede che il nostro cammino in avanti sia di iniziare a vedere la nostra vita, in tutti i dettagli, come parte di una vasta storia.
Lauren: Una parte della narrazione che per me è una delle più eccitanti è la nozione che noi come specie siamo la Terra che si riflette sulla sua straordinaria bellezza. In qualche modo attraverso quella dura prova della storia evolutiva, l’universo è arrivato a “gustare se stesso” attraverso l’umano, penso sia come l’hai definita tu. È una parte della storia che veramente mi prende ad un livello profondo.
Brian: Anche a me. E questo ci riporta alla tua prima domanda – perché non ero contento solo di insegnare in una normale università? Ora guardando indietro, quello che posso dire è che sono così profondamente felice di servire il ruolo dell’umano come regno in cui l’universo e la Terra si riflettono e ne gustano la sua bellezza. Voglio dire che è semplicemente così soddisfacente, semplicemente così completo. È quasi come se ci avessero dato questo grande dono e noi non siamo del tutto capaci di credere che questo è veramente quello che siamo qui a fare. Dobbiamo veramente deliziarci nella bellezza. Quando parlo di solamente deliziarci nella bellezza, non voglio dire che questo è dissociato dal duro lavoro. C’è qualsiasi tipo di duro lavoro implicato qui, ma se una persona sta lavorando con cibo ed agricoltura, diciamo le coltivazioni permanenti, ed il motivo primario è di produrre cibo, allora c’è qualcosa che manca. In un certo senso, il motivo primario deve includere questa opportunità di essere estasiato dalla meravigliosa realtà nella quale stiamo operando. È così, per me, diventando genitore. Non ho mai smesso di essere affascinato dal partecipare nel dare alla luce un essere umano. È semplicemente incredibile che ci sia dato quel tipo di potere. E non ci è dato solamente il potere, ci è anche dato il potere di diventare consapevoli che abbiamo quel potere. Abbiamo solo recentemente sviluppato questo potere di auto-consapevolezza cosciente. È molto recente. Perciò c’è una sfida per mantenerlo e quello che succede è che tendiamo ad ripiegarci sulle vecchie strategie, strategie evolutive e ci stacchiamo dall’auto-consapevolezza cosciente, diventiamo più rettiliani o, persino adesso, dico come macchine. Ma se possiamo mantenere l’auto-consapevolezza cosciente, c’è solo questo profondo senso di soddisfazione e gioia che è il naturale diritto di natura …
Lauren: Nella vita normale …
Brian: Nella vita normale. Esattamente, Lauren. Una delle convinzioni più profonde della mia visione del mondo è che se potessimo concentrarci sul compito di creare lavoro e forme di cultura e forme di società che ci permettessero di ricordare la magnificenza dell’esistenza nella vita normale, allora tutta la pazzia e l’ossessione nel consumismo semplicemente cadrebbero come una malattia che ha terminato il suo corso. E noi usciremmo pian piano da questo per entrare in questa forma di consapevolezza che semplicemente si delizia profondamente nella vita normale. E poi pensa alla quantità di energia che mettiamo nel consumismo – si lavora veramente sodo e, senza pensarci, si finisce circondati da tutta una serie di cose che non abbiamo davvero mai voluto! Se trovassimo modi di uscire lentamente da quella compulsione, allora avremmo tutta questa energia per creare una vita che è semplice, che è compassionevole, che è …
Lauren: … profondamente spirituale …
Brian: … profondamente spirituale. Attimo dopo attimo. Ed allora invece di avere tutta quell’energia addestrata per la distruzione, sarebbe tutto riportato indietro nel vero lavoro dell’essere umano – che è di essere dove la bellezza è profondamente sentita. Questo per me è l’essenza dell’Epica dell’Evoluzione. Gli scienziati hanno scoperto queste fantastiche verità, e lo hanno fatto, per la maggior parte, entro uno schema mentale materialista. Poi hai questi che attorniano le tradizioni spirituali, come le popolazioni indigene, con intuiti così profondi di quello che è essere umani. Popolazioni indigene che stanno lavorando con l’Epica dell’Evoluzione mi dicono questo: che i giovani nelle riserve non li ascoltano quando raccontano loro storie tradizionali, finché non le mettono nel contesto della nuova scienza. Poi sono improvvisamente interessati. Non vogliono essere indietro con i tempi o esserne fuori. Vogliono essere moderni e aggiornati, con la cultura moderna. Poi scoprono che l’avanguardia della cultura moderna è un profondo riconoscimento della verità della loro tradizione. Ed immediatamente, tutto va a posto per loro. Finalmente possono vedere le profondità della loro stessa tradizione! Penso che potrebbe essere il più grande regalo che la scienza potrebbe farci - un modo di tirarci fuori piano piano dal materialismo nelle profondità della spiritualità nel contesto di un universo in evoluzione.
Lauren: Nel tuo libro Hidden Heart of the Cosmos (N.d.T.: Il Cuore Nascosto del Cosmo), scrivi che la scienza si sta spostando nella sua fase di saggezza. Può la scienza essere una tradizione di saggezza? Brian: Non sono sicuro che tradizione di saggezza sia la frase migliore, anche se la uso. “Tradizione di saggezza” sembra quasi come se si avesse il cristianesimo, il buddismo, il taoismo – e poi la “Scienza.” Diventa un giocatore alla pari e non penso che possa esserlo. È più del contesto e non ha esattamente il contenuto di queste altre religioni. Ma ci sono certe prospettive cruciali che possono essere ottenute dalla scienza che in un certo senso, non possono essere ottenute da qualche altra parte. Una è la realizzazione che stiamo terminando il Cenozoico. Dio, è importante! Sai, è come quando il Buddha esce e scopre queste nobili verità. C’è sofferenza, decadenza, eccetera. Bene, ora la scienza scopre qualcosa – l’ozono sta sparendo. La biosfera sta evaporando. Come fai a saperlo? Non puoi vederlo! Potresti vedere una pianta, o un animaletto morire qui, ma questo non te lo fa sapere. Non è sufficiente avere una conoscenza per osservazione diretta. Ci vuole la conoscenza sistemica del tutto basato su un’intera quantità di conoscenza osservativa tutti messi assieme. E poi avere persino un concetto di biosfera? Questo è davvero qualcosa – una biosfera ed una comprensione di com’è un sistema integrato, e poi sapere dei suoi 4 miliardi di anni di storia! Preso tutto assieme, ci dà una prospettiva che è molto potente e che credo sia essenziale per lo sviluppo della saggezza oggi. La scienza non sarà un’altra tradizione di saggezza, ma sarà essenziale per la saggezza. Al meglio, la scienza si occuperà del modo in cui l’universo funziona e come l’essere umano può veramente posizionarsi entro quei congegni – questa è la saggezza che la scienza può portare. La focalizzazione deve essere la comunità della Terra. Se facciamo di questo il nostro contesto fondamentale con la scienza e la religione che ci lavorano dentro, ci sarà più facile muoverci verso una consapevolezza olistica. Lauren: La creatività è molto al centro di quello che fai e sembra un processo così essenziale per la storia. La creatività è un aggancio tra il processo cosmico più ampio e la nostra vita personale?
Brian: E’ veramente interessante – la parola creatività non era nemmeno usata prima del ventesimo secolo. Come concetto, è nuovo, anche se in un certo senso ci siamo immersi dentro. Nel pensiero classico – Platone, ad esempio – la creatività non era una categoria a causa della forma di consapevolezza spaziale della gente. L’intero senso del tempo evolutivo non esisteva in periodi precedenti. È spaventoso quando ci si pensa. Penso che l’essenza stessa dell’universo sia la creatività! Questo è quello che abbiamo scoperto – il movimento in avanti. Quello sarebbe un grosso contributo della scienza, ed è quello che si sta scoprendo in ogni area della scienza – evoluzione, creatività. La stessa cosa. Qui c’è ancora la prospettiva della saggezza. Nella visione delle [nuove] scienze, essere umano e creatività umana sono sinonimi. Essere umano in definitiva significa essere creativi. La vera creatività è respiro. È ogni momento. Perché ogni momento veramente sorge nuovo, cosicché di nuovo stiamo partecipando nel creare la realtà finale. Tornando a quello che hai detto, è nello schema ordinario delle cose della vita che noi partecipiamo direttamente e creativamente in questo sgorgare di energia cosmica. Non è una questione di “caspita, posso essere creativo.” Ognuno è creativo. Costantemente. Ogni secondo. È il come! La creatività ha a che fare con il respiro, col camminare, conversare e fare l’amore, e crescere i figli. E per gli essere umani entrare pienamente nella creatività significa anche entrare in una consapevolezza del suo tremendo potere! Veramente, il solo modo in cui si può fare è di riflettere su quello che la creatività ha realizzato in 15 miliardi di anni. È la stessa creatività che ha fatto nascere le stelle, le galassie, le angiosperme. Se veramente ci si addentra in questo e si inizia a vedere l’intera cosa come una fiamma, si può percepire come questo fuoco continuo. Ed eccoci qui nel suo bel mezzo! È proprio come essere parte di un vortice d’aria. È solo una scelta di come si vuole partecipare creativamente. Per un essere umano fermarsi e pensare a quello che la creatività ha realizzato e poi rendersi conto che noi siamo esattamente quello – con la differenza che noi in effetti sappiamo che direzione stiamo scegliendo – può essere del tutto travolgente. Però, ci si può entrare dentro in senso estatico, il senso che, “wow! Io sono quel potere!” O lo puoi vendere così servirà a qualcun altro. Questo è quello che la scienza ha continuato a fare nella distruzione della Terra per centinaia di anni. È quella tensione. Dante la chiamò la soglia dell’assenso. A che cosa diamo il nostro assenso esattamente? Ovviamente quella soglia è un posto spirituale invisibile. Ma lì è dove si svolge il grande dramma personale. E il killer è che nella persona – nel dramma della persona – c’è il dramma della Terra! Perché la Terra sta proprio ora tremando sotto il peso della nostra distruzione. E così – questo è Teilhard – tutta quell’evoluzione cosmica è concentrata su quella decisione. Non c’è da sorprendersi se facciamo un sacco di cose strane per nasconderci da esso!
Lauren: Il mito nel suo senso più profondo è una comunione con le verità dell’esistenza. È anche stato accusato di essere una forma di menzogna. L’Epica dell’Evoluzione è un mito? Una visione del mondo costruita? Una realtà?
Brian: Penso al mito come ad uno dei modi in cui l’universo organizza se stesso. L’universo permeato da dinamiche auto-organizzative a molti livelli – particelle elementari, stelle, galassie, consapevolezza. Noi viviamo dentro quel regno. Ecco un mito che è una menzogna: la nozione che l’essere umano può esaminare l’universo da un punto oggettivo e capire. Questa è in effetti una nozione falsa, ma una che ha dominato molta scienza. Non importa che posizione si prenda, si è parte dell’universo. Che significa che tu sei una parte delle sue dinamiche auto-organizzative. Penso che le dinamiche auto-organizzative dell’universo abbiano noi. Noi non abbiamo loro. Wittgenstein parta di questo: “si devono accettare le forme di vita.” Noi siamo nell’universo, siamo un’espressione dell’universo e ci sono questi straordinari poteri che operano. Un modo in cui possiamo dare espressione a quei poteri è in forma mitica. A mio avviso è la forma cosciente di una dinamica auto-organizzativa. In quel senso siamo sempre mitici. E l’Epica dell’Evoluzione è certamente mitica. Ma è un’altra forma di mito perché è una forma di mito che viene con questo modo di indagine che chiamiamo empirico o scientifico. Non altera la natura fondamentale dell’essere mitico. Un’espressione della moderna visione del mondo è che la mente umana è separata dall’universo. Tutte le nostre nozioni sono in qualche modo non vere. Sono separate. Nel punto di vista evolutivo, ci si rende conto – santo Iddio! – che la mente stessa è solo un’espressione dei poteri dell’universo. E poi c’è quella realizzazione non-dualistica e in combutta che Newton non poteva avere e che Darwin ci permette di avere ma che lui non aveva pienamente. È venuto fuori da tanto duro lavoro fatto da tanta gente. ###

Brian Swimme, un cosmologo matematico e fisico, è autore de The Universe is a Green Dragon (N.d.T.: L’Universo è un Drago Verde) (Bear & Co.), The Hidden Heart of the Cosmos (N.d.T.: Il Cuore Nascosto del Cosmo) (Orbis), e co-autore, con Thomas Berry, de The Universe Story (N.d.T.: La Storia dell’Universo) (Harper San Francisco). Tutti sono disponibili dalla libreria EarthLight. Il suo lavoro nella nuova cosmologia è stato trasmesso nella produzione della BBC “Soul of the Universe” (N.d.T.: Anima dell’Universo), assieme a scienziati quali Stephen Hawking, Ilya Prigogine, Danah Zohar ed Alan Guth.
Il Dr. Swimme è attivo presso la facoltà dell’Istituto Californiano di Studi Integrali a San Francisco.